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ISOLA D'ELBA, GIGLIO e CAPRAIA |
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MONTECRISTO
Consegnata alla leggenda dalla penna di Alexandre
Dumas, l'isola di Montecristo è la più selvaggia e lontana tra
quelle dell'Arcipelago Toscano. Il romanziere francese ambientò
alla fine dell'Ottocento l'avventura dei detenuti alla ricerca
di un favoloso tesoro anticamente custodito dai monaci e protetto
nei recessi di una grotta. Gli studiosi suppongono che il mitico
tesoro reso protagonista da Dumas fosse costituito in realtà
da suppellettili e arredi sacri, e che ad impadronirsene fossero
stati i pirati capeggiati da Dragut circa tre secoli prima della
data favoleggiata dal romanziere. |
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Infatti nel 1553 i corsari di Dragut, dopo aver saccheggiato
la Sicilia e la Sardegna, misero a ferro e fuoco anche Montecristo
spogliandola dei suoi tesori e riducendo i monaci in schiavitù.
La leggenda del forziere ha continuato ad aleggiare per secoli
e in molti, avventurieri e ricercatori, si sono inoltrati nei
boschi inospitali di Montecristo alla ricerca di un tesoro perduto
che ancora oggi rimane tale. E
anche se vi saltasse in testa l'idea di mettervi alla ricerca
dei dobloni d'oro, dovreste comunque arrendervi al fatto che
attualmente l'isola è inaccessibile per i semplici turisti,
poiché fin dal 1971 è stata dichiarata Riserva naturale biogenetica.
Si può prenotare una visita giornaliera con mesi d'anticipo,
aggregandosi ad uno dei piccoli gruppi organizzati periodicamente
dal Corpo Forestale di Follonica. Montecristo è completamente
montuosa, selvaggia e inospitale, difficile da raggiungere e
resa pressoché inespugnabile dagli enormi rilievi granitici.
Le coste frastagliate si ergono a picco sul mare e per via dell'azione
modellante degli agenti atmosferici assumono configurazioni
stravaganti e curiose che aumentano il fascino tetro e magnetico
dell'isola. I boschi di lecci che un tempo ricoprivano Montecristo
rimangono solo lungo la dorsale centrale, mentre i fianchi delle
montagne sfoggiano un rigoglioso manto di macchia mediterranea,
che nasconde numerose sorgenti e ruscelli. L'unico punto di
accesso all'isola è Cala Maestra e nella valletta omonima si
trovano gli unici edifici di Montecritso, fra i quali la Villa
Reale e qualche orto coltivato. Dopo
il saccheggio operato dai corsari di Dragut, l'isola venne abbandonata
e negli ultimi secoli è passata nelle mani di diversi proprietari:
dal nobile inglese Taylor che edificò la Villa di Cala Maestra,
al nobile fiorentino Ginori che vi istituì una riserva di caccia,
al futuro re Vittorio Emanuele III che introdusse a Montecristo
mufloni e capre del Montenegro.Della storia passata rimangono
come testimonianze la Fortezza, costruita sul monte omonimo
a circa 650 metri sul livello del mare, è il punto più alto
dell'isola. Probabilmente a costruirla furono gli Appiani ed
oggi ne resta soltanto il basamento in pietra. Si conservano
anche i ruderi del Monastero eretto dai Benedettini nel Medioevo
ed abbandonato nel 1500 a seguito delle devastazioni compiute
dai pirati di Dragut. Costruito in granito, ospitava al piano
terra le sale comuni e celle individuali al piano superiore:
oggi resta poco più che un ammasso di ruderi che recano i segni
degli scempi compiuti dai cacciatori di tesori e dai militari
della marina militare tedesca che lo usavano per le esercitazioni
di tiro durante l'ultimo conflitto mondiale. Soltanto l'imponente
facciata gotica riesce ancora a resistere, incurante del tempo
e dell'abbandono. Il
convento venne dedicato a San Mamiliano, morto sull'isola nel
460, e che si dice si sia rifugiato in una grotta sotto al Monastero
dopo aver ucciso il drago. La Grotta del Santo è situata sulla
cala omonima e in realtà si tratta di un sobrio santuario incassato
nella roccia, al cui interno sgorga una sorgente ritenuta miracolosa.
A poca distanza si conservano anche i ruderi di un vecchio mulino
ad acqua costruito con blocchi squadrati di granito. La Villa
Reale, oggi trasformata in foresteria per accogliere i ricercatori,
venne fatta costruire verso la metà dell'Ottocento dal ricco
inglese Lord Taylor. Restaurata verso la fine del XIX secolo
per volere del nobile fiorentino Ginori che trasformò l'isola
in una riserva di caccia, conserva dietro agli orti coltivati
anche un piccolo Museo di storia naturale che conserva alcuni
esemplari caratteristici dell'isola.
Foto gentilmente concesse da RTD srl |
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